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16-07-2015

"Vi odio tutti": fenomenologia del leone da tastiera

C’è una nuova specie animale a popolare, da qualche tempo, lo sconfinato zoo dell’umanità. È una specie nuova, fiorita nell’era dei social media e dell’instant opinion a tutti i costi. Neppure Piero Angela, pur lungimirante nel suo ruolo di divulgatore salottiero (a lui si deve, tra le altre cose, l’applicazione della discendenza ereditaria alla cultura in tv), avrebbe potuto immaginare, negli anni ’90, che oggi saremmo stati tutti intimoriti da lui: il leone da tastiera

Chi è il leone da tastiera? La letteratura sull’argomento è piuttosto vaga. Per la sua stessa natura, il leone da tastiera si mostra pochissimo alla luce del sole, dunque non sono molte le occasioni di osservarlo. Quello che si sa è che vive soprattutto nel chiuso della sua tana, ufficio o modesto trilocale che sia. Quando mette il naso fuori di casa, ha cura di mascherarsi come si conviene. Secondo alcuni esperti, il leone da tastiera sparge sul web commenti acidi e violenti per sfogare la propria timidezza e qualche nascosto complesso di Edipo. Insomma, un cucciolone appena inacidito dalla propria solitudine, che fuori dal suo antro non manca di sfoggiare equilibrio e doti da buon padre di famiglia

Secondo altri studiosi, il leone da tastiera è un erede del “guappus simplex”, meglio noto come "guappo di quartiere". La sua supponenza (di solito sgrammaticata, ma non mancano casi di leoni da tastiera che sappiano scrivere il proprio nome senza errori) è il vestito che indossa per nascondere un atavico istinto del bullo. Una teoria interessante, ma che non tiene conto della diffusione internazionale del leone da tastiera. 

Marò, matrimoni gay, immigrazione, la campagna acquisti del Milan, l’esplorazione di Plutone: non c’è argomento che sfugga al suo occhio attento e alla sua insana voglia di polemizzare. È facile immaginare quest’infelice creatura parecchio in crisi durante i mesi estivi, quando le notizie scarseggiano e con esse la possibilità di sputare sentenze. Per scacciare la noia, il leone da tastiera decide allora di riprodursi. In questo modo si assicura che i social non si svuotino mai del sano disprezzo dei suoi discendenti. 

I mesi invernali, per contro, definiscono per il leone da tastiera l’habitat migliore: è lì che la voglia di vivere riprende, e con essa l’invincibile ritrosia del nostro a qualsiasi forma di approfondimento, riflessione, rielaborazione. Nei mesi tra ottobre e marzo, in particolare, si registra il picco della vis polemica del leone da tastiera (il suo testosterone), con un riciclo impressionante di stereotipi, teorie complottiste, deliri giustizialisti e fantasie di pulizia etnica e morale che rivolge a tutto l’arco politico, sociale, culturale.

Niente di preoccupante, su questo gli esperti sono concordi. Nella nostra epoca, chiassosa, distratta, dispersiva, in cui tutto è producibile, riproducibile e, infine, distruttibile, il ruggito del leone da tastiera, per quanto sgradevole, è destinato ad essere derubricato a rumore di fondo. E poi all’orizzonte già incalzano nuove meravigliose evoluzioni della stessa antica specie di cialtrone. Qui gli esperti sono concordi: un giorno, rimpiangeremo anche i deliri sconnessi e naif del leone da tastiera. 

 



Team Sinkronia