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29-07-2015

Piccoli sogni ad 8 bit: il fascino intramontabile dell'Amiga

Quando ero piccolo volevo essere un cavaliere e sconfiggere draghi giganti. Anzi no, volevo segnare un goal al Maracanà. O costruire una città intera e guardarla crescere dall’alto di una nuvola. Sentivo lo spazio e il suo richiamo, il bisogno di esplorare l’universo. E magari, tornato sulla Terra, accendere la mia monoposto e superare Senna a Monaco.

Era facile dare sostanza a questi sogni. Bastava un condensato avveniristico di plastica, silicio e bit: l’Amiga, che quest’anno spegne trenta candeline. L’accensione ti catapultava in un mondo di pixel grossolani. Niente a che vedere con le consolle degli anni ’90 e 2000: quelli dell'Amiga erano giochi, non sofisticate simulazioni della realtà. Tuttavia, all’epoca sembrava davvero la rappresentazione più perfetta del Futuro.

Era una fase di transizione: i videogame erano un affare delle sale giochi e delle prime rudimentali consolle (SG-1000, Mattel Aquarius, Intellivision II, Atari, in Giappone la Famicom, antenata del Nintendo). Il Commodore 64 scontava una grafica scarsa e il tempo dei Personal Computer come li conosciamo oggi non era ancora maturo. Con i suoi titoli, l’Amiga offriva un divertimento neppure troppo ingenuo. Giochi come Populous (il primo simulatore “divino”), Elite II: Frontier (un’immersione nelle vastità dell’universo), Sim City (ebbene sì, è nato con l’Amiga), Syndicate (ispirato al cyberpunk di William Gibson), Dune II e persino i geniali puzzle di The Secret of Monkey Island, ridefinivano il concetto di intrattenimento, accompagnando l’arte del videogame nella sua fase adulta. Per i più grandi, poi, ugualmente stupefacenti erano le applicazioni lavorative: ancora oggi l'Amiga può essere un'insospettabile risorsa

Niente wireless: tastiera e mouse avevano fili cortissimi e ti inchiodavano alla scrivania. La postazione alla lunga diventava scomoda, soprattutto d’estate, quando il caldo non dava tregua. Ma non importava. Tutto quello che volevi era finire i compiti per fiondarti nel mondo dei Lemmings o aiutare Zak McKracken a distruggere la terribile macchina aliena che minacciava la Terra. Sogni piccoli, sgranati e naïf come la grafica ad 8 bit che gli faceva da sfondo, ma di quelli che nessun Metal Gear Solid può eguagliare.  



Team Sinkronia