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15-09-2015

Il fan, lo sbronzo, il social media addicted: i tipi peggiori che potreste incontrare a un concerto rock

Il concerto di una rockstar è sempre un grande momento di studio. Trovi tutti i tipi umani, riuniti in una pratica collezione di facce, tic, stereotipi, una specie di colossale album Panini dell'antropologia.

Per esempio c'è la signora un po' âgé, capello grigio che splende nel buio ed aria accigliata. Era partita con tanto entusiasmo ma ora non ha idea del perché sia lì, in gradinata non numerata, in mezzo a quella mandria di burini puzzolenti e ubriachi: in effetti, a guardarla starebbe meglio accanto al gufo impagliato di "Psycho". Un suo coetaneo della security smaltisce il traffico di carne umana: ha la sciatica, la prostata, i calli ai piedi. Dopo mezz'ora è stanco come neppure un reduce del Vietnam, gli occhi gli lacrimano e tutto ciò che desidera è un mitra per stirare la mandria di giovinastri che quasi gli passa sopra per prendere posto. Il collega più giovane, lo sguardo da toro di chi si nutre solo di Red Bull e bamba tagliata con la spirulina, non capisce perché gli abbiano affiancato quell'ammasso di ossa fradice. Nel dubbio, bloccato dal rispetto per gli anziani che suo padre gli ha insegnato a suon di cinghiate, elargisce con generosità occhiate cariche d'odio ad hipster e figli (dei figli) dei fiori. Quasi ne manda uno all'ospedale perché ha osato chiedergli dov'è il bagno.

Sulle tribune, sbronzi cronici, fidanzatini sbaciucchioni, stalker della rock star in questione (posseggono copia in bootleg anche delle famose session di rutti all'Irish Pub): di normali non ce n'è. Ad unirli, il sorrisetto compiaciuto che gli si dipinge in volto quando si toccano la tasca con il prezioso biglietto (acquistato a prezzi folli durante quel meraviglioso tirassegno da bendati che è la prevendita online) e soprattutto il micidiale "aleeee-oh-oh" che parte spontaneo, dovrebbe incitare la rockstar, ma gli fa venire solo voglia di strozzare il promoter urlando: "Dove diavolo mi hai portato?". E degli smartphone ne vogliamo parlare? Immancabilmente accesi, puntati verso il palco. Tutti riprendono, fotografano, scattano, in un'orgia di "mi piace", commenti e condivisioni buona solo per far rosicare i grandi esclusi, quelli rimasti a casa per mancanza di grano e costretti a sorbirsi pessimi film action o differite di partite di calcio a 5 in terza categoria.

I figli di papà, i professionisti, i vip - quelli a cui non frega niente del concerto, insomma, sono in poltronissima. I poveri, col sedere quadrato dalla pietra dura della gradinata, li guardano dall'alto tentando macumbe e coltivando, sotto sotto, la speranza che la sicurezza s'allenti e che, magari al primo bis, si possa scendere di sotto. Niente. La serata ha un solo, vero trionfatore: l'uomo delle birre, che spaccia Moretti da 33cl a 5 euro, e i fessi abboccano, altroché. Lui, più del miliardario che si dimena sul palco, è il simbolo del rock'n'roll: suda, sbuffa, se ne sbatte, molesta tutti e qualche sorriso, anche se sbronzo, alla fine lo strappa.

 



Team Sinkronia